Il lavoro si configura come un archivio in divenire, un cantiere aperto destinato a crescere nel tempo, accogliendo progressivamente le fotografie di altre madri e nuove storie. Non segue una struttura narrativa rigida né un tema univoco. Ogni storia nasce da un dialogo costante, o talvolta da un silenzio condiviso, che permette di avvicinarsi, per quanto possibile, alla personalità e alla complessità delle protagoniste.
Il filo che attraversa tutte le immagini è la verità che custodiscono, una verità fatta di carne, di sudore, di assenze, di attese e di gesti ripetuti mille volte, ma anche di semplicità, cura di sé, sensualità e bisogno di socialità.
In questa prospettiva Mothers si pone come evoluzione naturale di Mother del 2020, presentata al Teatro Porta Portese di Roma. Se Mother era un’indagine intima concentrata su una singola storia, quella di una donna operatrice sanitaria, divorziata, madre di due figli con disabilità, Mothers amplia lo sguardo e lo rende collettivo. Dove il primo lavoro entrava in profondità nel vissuto individuale, il secondo continua a farlo con la stessa discrezione, ma costruisce una mappa più ampia.
Mother raccontava il fragile equilibrio tra dedizione e desiderio di esistere oltre il ruolo, tra sacrificio e ribellione, tra cura e resistenza. Mothers raccoglie quell’eredità e la spinge oltre, trasformando l’intimità in spazio politico e la singola esperienza in testimonianza condivisa. Non abbandona la dimensione emotiva, ma la colloca all’interno di una struttura sociale che produce marginalità e isolamento.
Mothers, dunque, è un luogo di visione e di ascolto, una narrazione sensibile che restituisce spessore umano e politico a ciò che troppo spesso viene dato per scontato.
The work unfolds as an evolving archive, an open process that grows over time by gathering new stories and images of other mothers. It does not follow a fixed narrative, but develops through dialogue and shared silences, seeking to approach the complexity of each subject.
At its core lies a grounded truth made of repetition, care, absence, desire, and resilience.
Mothers expands the earlier project Mother (2020), shifting from an intimate, single story to a broader, collective perspective, where personal experience becomes a shared and political space of visibility.