Il laboratorio in questione è completamente gratuito, ma nasce con un’impostazione ambiziosa e richiede presenza, continuità e il desiderio di crescere attraverso il confronto. L’obiettivo è costruire un gruppo che resti unito lungo tutto il percorso, condividendo dubbi, progressi, difficoltà e intuizioni, mantenendo viva la concentrazione sul lavoro fino alla conclusione del progetto.
Al centro del laboratorio c’è lo studio della luce come strumento tecnico, espressivo e culturale. La luce viene affrontata come un vero linguaggio visivo, capace di determinare forma, volume, atmosfera e identità dell’immagine. Il lavoro integra pratica di sala posa, cultura fotografica e consapevolezza storica e sociale dell’immagine, con una particolare attenzione al contesto teatrale della Sala Pasolini, che rappresenta lo spazio di riferimento per gran parte del percorso.
Gli incontri sono dedicati principalmente alla pratica. All’interno della sala teatrale vengono costruiti set di ritratto creativo utilizzando sia l’impianto luci scenico sia attrezzatura fotografica da studio. Ogni sessione diventa occasione per sperimentare, osservare e correggere in tempo reale il rapporto tra soggetto, spazio e luce. Nei momenti di approfondimento il lavoro si concentra sull’analisi tecnica delle immagini prodotte, sulla revisione collettiva degli scatti e sull’osservazione del lavoro di autori che hanno costruito un linguaggio fotografico attraverso l’uso della luce e della messa in scena.
Il cuore del laboratorio è il ritratto fotografico creativo. I soggetti con cui lavoriamo non sono modelli professionisti nel senso più tradizionale del termine, ma persone che provengono dal mondo dell’arte e della scena: attori, attrici, musicisti e performer. Sono figure abituate allo spazio scenico e allo sguardo del pubblico, ma non necessariamente alla costruzione di un’immagine fotografica strutturata. Questo rende il lavoro particolarmente interessante, perché permette di costruire un dialogo diretto con il soggetto, imparando a leggere il volto, la postura e l’energia della persona prima ancora di intervenire con la luce.
La direzione del soggetto diventa così parte integrante del processo: postura, sguardo, distanza dalla fonte luminosa e relazione con lo spazio teatrale contribuiscono a definire l’immagine finale. Nel corso del laboratorio vengono affrontati progressivamente diversi aspetti della costruzione luminosa dell’immagine. Si parte dall’analisi dello spazio teatrale e dall’uso delle luci frontali alte tipiche della scena, osservando come ombra, contrasto e direzione della luce possano modellare il volto e determinare il carattere del ritratto.
Il lavoro prosegue con lo studio delle principali direzioni di luce utilizzate nella fotografia di ritratto, come la luce laterale, la luce Rembrandt, la luce a farfalla o la luce a fessura, insieme alla comprensione delle differenze percettive tra luce dura e luce morbida, tra luce diffusa e direzionale. Parallelamente si affrontano i temi della composizione e della gestione dello spazio scenico. La Sala Pasolini non viene utilizzata soltanto come contenitore, ma come elemento narrativo dell’immagine: il rapporto tra soggetto e platea, la profondità dello spazio e l’equilibrio tra figura e sfondo diventano strumenti compositivi fondamentali.
Una parte del lavoro è dedicata anche alla relazione tra luce fotografica e ambiente teatrale, alla gestione delle fonti luminose continue e alla combinazione tra diverse sorgenti. In questo contesto vengono affrontati aspetti tecnici come la temperatura colore, le dominanti cromatiche e il bilanciamento tra atmosfera e controllo della scena.
Accanto alla pratica fotografica trova spazio anche una riflessione sulla percezione della luce. Contrasto, distanza della fonte luminosa, temperatura colore e intensità producono effetti emotivi e percettivi differenti, influenzando il modo in cui lo spettatore legge l’immagine. Questi elementi vengono sperimentati direttamente sui soggetti durante i set di ripresa, rendendo evidente il legame tra costruzione tecnica e risultato espressivo.
Il percorso comprende inoltre momenti dedicati alla fotografia di scena e alla ripresa in ambiente performativo, affrontando temi come la scelta dell’inquadratura, la gestione del movimento e il rapporto discreto con gli artisti durante l’azione scenica. Nella fase finale del laboratorio viene introdotto anche il lavoro di post-produzione, inteso non come intervento separato ma come naturale prosecuzione del processo fotografico, utile a costruire coerenza visiva e uniformità stilistica nelle immagini.
Ogni partecipante sviluppa progressivamente un progetto personale, costruito lungo l’intero arco del laboratorio. Il percorso si conclude il 12 giugno con una presentazione collettiva dei lavori, accompagnata da una discussione critica e da un momento di confronto pubblico.
Durante il laboratorio vengono utilizzate diverse attrezzature, tra cui sorgenti luminose continue, sagomatori teatrali, diffusori, riflettori e stativi. Ai partecipanti è richiesta una fotocamera reflex o mirrorless con obiettivo medio-tele; in alcune situazioni è possibile utilizzare anche l’attrezzatura del docente.
La gratuità del laboratorio non ne riduce l’impegno né la profondità. Si tratta di un percorso costruito con la volontà di creare un gruppo solido, capace di lavorare con continuità e responsabilità fino alla conclusione. La condivisione del processo è parte integrante dell’esperienza: osservare il lavoro degli altri, accettare la critica, rivedere le proprie immagini e tornare a lavorare sugli scatti fa parte della crescita fotografica.
La Sala Pasolini diventa così uno spazio stabile di ricerca. Il tempo lungo, che attraversa i mesi da febbraio a giugno, permette di sviluppare un lavoro stratificato e coerente. Ciò che il laboratorio prova a costruire è un punto d’incontro tra illuminazione scenica e ritratto fotografico creativo, con l’obiettivo di generare sequenze e progetti che possano trovare una vita espositiva negli spazi teatrali e non solo, anche negli anni a venire.Il lavoro si muove volutamente lontano dalla spettacolarizzazione dell’immagine e dalla ricerca dell’effetto immediato. L’attenzione è rivolta piuttosto alla costruzione consapevole della fotografia: alla relazione tra luce, spazio e soggetto, alla solidità della composizione e alla possibilità di sviluppare, nel tempo, una progettualità personale coerente. Pur mantenendo l’illuminazione scenica tra le protagoniste del percorso, è soprattutto il ritratto fotografico creativo a emergere lungo questo lavoro, orientato alla costruzione di uno sguardo personale e consapevole.

The workshop is free but ambitious, requiring commitment, continuity, and a willingness to grow through collaboration. Its focus is on creative portraiture and the study of light as a technical, expressive, and cultural tool, using stage space as an active element in composition.
Participants work hands-on with stage and studio lighting, experimenting with key portrait lighting techniques—side light, Rembrandt, butterfly, and split light—and learning to balance hard and soft, diffused and directional light. Composition, space management, and the subject’s interaction with the environment are central to the practice.
The workshop also covers stage photography, performance shooting, and post-production, emphasizing visual coherence and stylistic consistency. Each participant develops a personal project throughout the program, culminating in a collective presentation with discussion.
Although free, the workshop requires dedication and active participation. Observing others, receiving feedback, and refining one’s work are essential. By the end, participants build a coherent, personal photographic vision, grounded in light, space, and creative portraiture.