Il progetto si inserisce nella più ampia riflessione sulla natura che attraversa il mio lavoro degli ultimi anni, e si collega direttamente all’urgenza ecologica del nostro tempo. I laghi, specchi d’acqua e di storia, sono oggi tra gli ecosistemi più fragili e dimenticati. Fotografarli significa anche restituire loro attenzione, ascoltarne i silenzi, difenderne l’integrità.
Affogati invita a sostare, ad ascoltare ciò che non si vede. A immaginare un’eco che risale dal fondo. A fare i conti con la bellezza malinconica delle cose che non tornano a galla.
Echoing the region’s folkloric imagination of submerged creatures, lost loves, and ancient legends, the work intertwines natural fragility with poetic resonance.
Affogati invites the viewer to pause, to listen to what lies beneath, and to confront the melancholic beauty of what does not rise back to the surface.