Pelle considera il corpo come carne instabile e sostanza reattiva, attraversata da tensioni muscolari e contrazioni tendinee che si manifestano come tracce di processi, visibili  attraverso l’atto fotografico. In questa prospettiva, la figura diventa un dispositivo sensibile capace di registrare pressioni emotive, memorie e trasformazioni, restituendole sotto forma di segni sottili e quasi impercettibili.
Il mio intento è catturare momenti di passaggio della protagonista, condizioni transitorie in cui l’identità si apre al fluire e si sottrae a definizioni stabili. Il soggetto appare in uno stato di continua ridefinizione, oscillando intermittente verso la dissoluzione. Emergono forme inedite, una visione della bellezza femminile che si affranca dai modelli normativi, offrendo uno sguardo complesso, capace di restituire molteplici livelli di lettura senza idealizzazioni.
L’assenza di elementi narrativi o contestuali concentra l’attenzione sul gesto e sulle minime variazioni. Un movimento appena accennato, una contrazione o una torsione diventano eventi significativi. La forza dell’immagine si concentra nel dettaglio, nello spazio sottile tra immobilità e cambiamento.
Il processo materico svolge un ruolo essenziale come estensione concettuale del progetto. Le immagini, sviluppate inizialmente in digitale, subiscono interventi manuali che ne trasformano la superficie. Graffi, abrasioni, sovrapposizioni e stratificazioni incidono fisicamente l’immagine, introducendo una dimensione tattile e concreta. La fotografia si trasforma in oggetto, corpo a sua volta segnato e mutato, perdendo la neutralità apparente per accogliere la materia e il gesto.
Pelle riscopre l’errore, l’imperfezione e la fragilità come valori costitutivi dell’immagine. La superficie smette di apparire liscia e definitiva e si apre come campo vulnerabile, terreno in cui il gesto lascia traccia. Il progetto si sviluppa come costellazione di frammenti, ciascuna immagine autonoma e al tempo stesso in relazione con le altre, generando rimandi e tensioni. Pelle rallenta la percezione e invita a soffermarsi su ciò che normalmente sfugge, ciò che vive ai margini, invisibile o troppo fragile per essere immediatamente riconosciuto.

PROGETTO