Pelle considera il corpo come materia instabile e sostanza reattiva, attraversata da scatti che si manifestano come tracce di processi visibili attraverso l’atto fotografico. In questa prospettiva, la figura diventa un dispositivo capace di registrare e il mio intento è quello di catturare momenti di passaggio della protagonista, condizioni transitorie in cui l’identità si apre al fluire e si sottrae a definizioni stabili. Il soggetto appare in uno stato di continua ridefinizione, oscillando verso la dissoluzione. Emergono forme inedite, una visione che si discosta dai modelli normativi, offrendo uno sguardo complesso capace di restituire molteplici livelli di lettura senza idealizzazioni.
La forza dell’immagine si concentra nel dettaglio, nello spazio tra immobilità e cambiamento.
Le immagini, sviluppate inizialmente in digitale, subiscono interventi manuali che ne trasformano la superficie. Graffi, abrasioni, sovrapposizioni e stratificazioni incidono fisicamente l’immagine, introducendo una dimensione tattile e concreta. La fotografia si trasforma in oggetto, corpo a sua volta segnato e mutato, perdendo la sua apparente neutralità per accogliere nuovi colori e astrazioni.
Pelle riscopre così l’errore, l’imperfezione e la fragilità come valori costitutivi dell’immagine. La superficie smette di apparire liscia e definitiva e si apre come campo vulnerabile, terreno in cui il gesto lascia più di una traccia. La sequenza rallenta la percezione e invita a soffermarsi su ciò che normalmente sfugge, ciò che vive ai margini, invisibile o troppo fragile per essere immediatamente riconosciuto.