Il mio lavoro altera la stampa fotografica attraverso abrasioni e interventi manuali. L'immagine perde compattezza, si dissolve e si ricompone. Porto queste fotografie in cartelline, come archivi mobili, affidandole agli incontri e alle conversazioni. Credo che una fotografia possa trovare il proprio spazio anche tra le mani di chi la osserva, senza passare necessariamente da una parete.