Il bianco e nero sottrae le immagini alla dimensione documentaria del viaggio, collocandole in uno spazio contemplativo. La luce diventa il vero elemento strutturale del progetto perché definisce i volumi, scava le geometrie del paesaggio, costruisce vuoti e densità, rivelando una natura essenziale.
Successivamente, la fotografia viene rigenerata attraverso un intervento manuale che dà origine a un'opera nuova. È un processo in cui il paesaggio viene prima ascoltato e poi reinterpretato, privato del colore per essere osservato nella sua dimensione primordiale e infine nuovamente saturato attraverso l'intervento artigianale.
Rivisitate a distanza di vent'anni, queste immagini acquisiscono un significato ulteriore.
In un'epoca segnata dall'iperproduzione e dalla crescente spettacolarizzazione del paesaggio, questo lavoro propone una visione essenziale che invita a una diversa qualità dell'attenzione e, in qualche misura, a una responsabilità dello sguardo.