Qui il movimento agisce come una memoria che si consuma lentamente.
La fotografia trattiene l’istante e lo trasforma in un campo di tensioni interiori dove l’identità resta un passaggio.
Come nei dipinti di George Frederic Watts l’immagine cerca ciò che sta oltre la forma, dentro una vibrazione emotiva che non si lascia afferrare del tutto.
Questo progetto attraversa il corpo femminile come uno spirito in migrazione, sempre in cerca di una liberazione incompiuta. Un altare di luce instabile, un moto ascensionale che resta aperto e proprio per questo profondamente umano.